Autoimpiego e Resto al Sud 2.0: il software è spesa ammissibile
Il decreto nomina software applicativi, piattaforme digitali e app fra le spese ammissibili, senza tetto percentuale. Voucher fino a 40.000 euro al Centro-Nord, 50.000 al Sud, e niente cumulo.
Una persona di trent’anni apre la partita IVA a Fano, vuole vendere online e ha bisogno di un ecommerce costruito sul suo catalogo, non di un tema comprato e adattato. Il preventivo è 22.000 euro. La domanda che fa al fornitore, quasi sempre con l’aria di chi si aspetta un no, è se esista un contributo pubblico che copra almeno una parte.
La risposta è più larga di quanto si aspetti, e sta in due righe del decreto interministeriale dell’11 luglio 2025 che attua il Piano Integrato Autoimpiego. Fra le spese ammissibili il decreto nomina, per esteso, la progettazione e lo sviluppo di software applicativi, di piattaforme digitali e di app. Non è un’interpretazione estensiva di “attrezzature”: è la lettera b) dell’elenco, scritta così.
E non c’è nessun tetto percentuale su quella voce. Gli unici due limiti di composizione della spesa riguardano le opere edili, al 50%, e le consulenze prestate dagli enti del terzo settore, al 30%. Un voucher da 40.000 euro può essere impiegato interamente in software. Questo articolo spiega a chi spetta, quanto vale, quali voci di una fornitura informatica entrano davvero e quale vincolo, poco raccontato, obbliga a scegliere fra questa misura e tutte le altre.
TL;DR
- Due misure gemelle nate dal decreto Coesione (DL 60/2024, artt. 17 e 18): Autoimpiego Centro-Nord per 12 regioni, Marche incluse, e Resto al Sud 2.0 per le 8 regioni del Mezzogiorno. Attuazione con DM 11 luglio 2025 (GU n. 193 del 21 agosto 2025) e decreto direttoriale dell’8 ottobre 2025.
- A chi spetta: 18 anni compiuti e 35 non ancora compiuti, in condizione di inoccupazione, inattività o disoccupazione, inclusi i disoccupati GOL e i working poor. L’iniziativa va avviata nel mese precedente la domanda e deve risultare inattiva a quella data.
- Voucher: 100% dell’investimento fino a 30.000 euro al Centro-Nord e 40.000 al Sud, elevabili a 40.000 e 50.000 con la maggiorazione digitale.
- Contributo su programmi di investimento: fino al 65% (Centro-Nord) o 75% (Sud) su programmi fino a 120.000 euro, fino al 60% e 70% fra 120.000 e 200.000 euro. È alternativo al voucher.
- Il software è nominato nel decreto: licenze d’uso, progettazione e sviluppo di software applicativi, piattaforme digitali e app. Più, come immobilizzazioni immateriali, la progettazione e lo sviluppo di portali web a scopo promozionale, il visual o digital brand, l’ideazione di marchi.
- Nessun tetto sulle spese digitali. I soli tetti sono 50% sulle opere edili e 30% sulle consulenze prestate da enti del terzo settore.
- Divieto di cumulo quasi assoluto: questi contributi non si sommano a crediti d’imposta né a nessun’altra agevolazione nazionale, regionale o europea, salvo la garanzia del Fondo di garanzia PMI.
- Sportello aperto dalle 12:00 del 15 ottobre 2025, senza scadenza, in ordine cronologico e fino a esaurimento. Al 13 settembre 2026 entrambe le misure risultano attive sulle schede Invitalia.
- Le fatture datate prima della domanda non sono rendicontabili. Prima si presenta, poi si firma.
Chi può chiedere il voucher
Il requisito anagrafico è secco: dai 18 anni compiuti fino al giorno prima del trentacinquesimo compleanno. A quello si somma una condizione occupazionale, alternativa fra queste: inoccupati, inattivi o disoccupati, oppure disoccupati inseriti nel programma GOL. Rientrano anche i cosiddetti working poor, cioè chi ha un’imposta lorda pari o inferiore alle detrazioni dell’articolo 13 del TUIR.
Le definizioni contano più di quanto sembri. Sono inoccupati i soggetti con reddito annuo inferiore a 8.000 euro da lavoro subordinato o parasubordinato, o inferiore a 4.800 euro da lavoro autonomo. Sono inattivi e disoccupati i soggetti che non svolgono attività lavorativa, non hanno una partita IVA attiva e non sono soci o amministratori di una società iscritta al registro imprese e attiva.
Altri quattro elementi che spostano l’esito e che quasi nessuno legge:
- La residenza non conta. Conta dove si trova la sede operativa dell’iniziativa. Un romano che apre l’attività nelle Marche rientra nell’Autoimpiego Centro-Nord.
- L’iniziativa va avviata nel mese precedente la domanda, e a quella data deve essere inattiva, cioè con partita IVA non movimentata. L’avvio coincide con l’apertura della partita IVA per lavoro autonomo e libere professioni, con l’iscrizione al Registro delle imprese per le imprese.
- Il codice ATECO blocca chi ci è già passato: chi è titolare o socio di un’attività, anche cessata nei sei mesi precedenti, con ATECO identico fino alla terza cifra rispetto a quello proposto, non è considerato in possesso dei requisiti.
- Le forme giuridiche ammesse sono ampie: lavoro autonomo con partita IVA, impresa individuale, s.n.c., s.a.s., s.r.l., società cooperativa e attività libero-professionale anche in forma di società tra professionisti.
Due strumenti, e non si scelgono a caso
Il decreto mette a disposizione due strumenti alternativi. Non sono cumulabili fra loro, e ogni iniziativa economica può presentare una sola domanda.
| Voucher di avvio | Contributo su programma di investimento | |
|---|---|---|
| Centro-Nord | 100% fino a 30.000 euro, 40.000 con maggiorazione | 65% fino a 120.000 euro di programma, 60% fra 120.000 e 200.000 |
| Sud (Resto al Sud 2.0) | 100% fino a 40.000 euro, 50.000 con maggiorazione | 75% fino a 120.000 euro, 70% fra 120.000 e 200.000 |
| Cosa serve allegare | descrizione tecnica delle spese | piano d’impresa e colloquio da remoto con Invitalia |
| Opere edili | escluse | ammesse fino al 50% del programma |
| Contributo massimo effettivo | 40.000 / 50.000 euro | 120.000 euro al Centro-Nord, 140.000 al Sud |
Il criterio di scelta pratico è la dimensione e la natura del progetto. Sotto i 40.000 euro di spesa il voucher è più semplice, si istruisce senza colloquio e copre il 100%. Sopra, il contributo apre a programmi fino a 200.000 euro, ma richiede un piano d’impresa secondo lo schema Invitalia e un colloquio da remoto con il legale rappresentante e i soci, convocato via PEC con almeno cinque giorni lavorativi di preavviso: l’assenza non giustificata porta al diniego.
A entrambi si aggiungono servizi di tutoring del valore di 5.000 euro, quattro incontri obbligatori dopo la concessione, che concorrono al calcolo del massimale de minimis insieme al contributo.
Il software sta nel decreto, non in un’interpretazione
Questa è la parte che decide se un progetto informatico è finanziabile, ed è anche quella che le guide generaliste liquidano con la parola “attrezzature”.
Le spese ammissibili al voucher (articolo 11 per il Centro-Nord, articolo 21 per il Sud, con formulazione identica) sono quattro, purché strettamente connesse e funzionali alle esigenze produttive dell’iniziativa:
- a) macchinari, impianti, attrezzature e arredi nuovi di fabbrica;
- b) programmi informatici e servizi per le tecnologie dell’informazione e delle telecomunicazioni, ivi comprese le licenze d’uso software, la progettazione e sviluppo di software applicativi, di piattaforme digitali e di app;
- c) immobilizzazioni immateriali, con particolare riferimento all’acquisizione di competenze finalizzata allo sviluppo di prodotti, servizi e processi ad alto contenuto tecnologico, alla progettazione e sviluppo di portali web a scopo promozionale e del visual o digital brand, all’ideazione e realizzazione di marchi e denominazioni;
- d) consulenze tecnico-specialistiche per progettazione di soluzioni innovative, prototipi e certificazioni ambientali o energetiche, che devono essere prestate da enti del terzo settore e sono ammissibili nel limite del 30%.
Per il contributo su programmi di investimento (articoli 13 e 23) l’elenco è lo stesso, con l’aggiunta delle opere edili entro il 50%.
Tradotto in voci di un preventivo informatico: un ecommerce su misura è una piattaforma digitale, un’app è citata testualmente, un gestionale verticale è un software applicativo, un portale promozionale è nominato alla lettera c). Su un sistema di booking da 400 prenotazioni al giorno, l’agente sviluppato da Obsidian Technologies ha portato il tempo medio di risposta da 8 minuti a meno di 2, triplicando il volume gestito a parità di organico: è lo stesso tipo di lavoro che il decreto classifica come sviluppo di software applicativi e piattaforme digitali.
La porta giusta per la consulenza informatica
Qui c’è una trappola che vale migliaia di euro. La lettera d), quella delle consulenze tecnico-specialistiche, è riservata agli enti del terzo settore iscritti al RUNTS e ha il tetto del 30%. Una società di capitali che fa consulenza informatica non passa da lì.
Passa dalla lettera b) e dalla lettera c). Le FAQ ufficiali di Invitalia lo dicono in modo esplicito: le consulenze erogate da soggetti diversi dagli ETS, purché capitalizzabili e funzionali all’implementazione di processi innovativi o digitali, si inseriscono nelle categorie “Programmi informatici e servizi per le tecnologie dell’informazione” e “Immobilizzazioni immateriali”. Senza tetto percentuale.
La differenza fra scrivere “consulenza informatica” e scrivere “progettazione e sviluppo della piattaforma digitale” nella descrizione tecnica delle spese è, letteralmente, la differenza fra il 30% e il 100%.
I 10.000 euro in più, e come si attivano
La maggiorazione porta il voucher da 30.000 a 40.000 euro al Centro-Nord e da 40.000 a 50.000 al Sud. Non è automatica: va richiesta espressamente in domanda e serve almeno una di due condizioni.
- Almeno il 20% delle spese ammesse da Invitalia è riferibile a beni strumentali, materiali o immateriali, o a servizi innovativi sul piano tecnologico-digitale, oppure diretti alla sostenibilità ambientale e al risparmio energetico.
- L’iniziativa acquisisce, per un importo non inferiore al 50% della maggiorazione stessa quindi almeno 5.000 euro, consulenze tecnico-specialistiche prestate esclusivamente da enti del terzo settore iscritti al RUNTS.
La prima condizione è quella alla portata di chiunque stia comprando software. Su un programma di spesa da 40.000 euro bastano 8.000 euro di sviluppo per attivarla, e il conto è immediato: 8.000 euro spesi in un gestionale o in un ecommerce fanno entrare 10.000 euro in più di contributo.
L’erogazione della maggiorazione richiede una dichiarazione sostitutiva di atto notorio del legale rappresentante, con allegata una relazione tecnico-economica rilasciata da un tutor dell’Ente Nazionale per il Microcredito. L’assenza di quella dichiarazione è causa di revoca della sola maggiorazione.
Cosa resta fuori
Le esclusioni stanno nell’articolo 11 comma 3 e negli articoli 14 e 24, che riprendono le regole di ammissibilità del Fondo sociale europeo:
- acquisto di terreni, di beni immobili e di infrastrutture, e ristrutturazione di immobili nel caso del voucher;
- consulenze per la predisposizione della domanda di agevolazione;
- consulenze legali, fiscali e tributarie;
- costi per materie prime e semilavorati, personale, utenze, locazioni, consulenze non tecnico-specialistiche e leasing;
- interessi passivi e imposte;
- ogni altra spesa non direttamente ed esclusivamente finalizzata all’attività dell’iniziativa.
Tre note su quello che questo significa per una fornitura informatica.
La domanda non si fa pagare dal contributo. La consulenza per scrivere e presentare la pratica è esclusa per legge, e nessun fornitore può fatturarla dentro il progetto. Obsidian Technologies dice in anticipo quali voci di un progetto software rientrano nelle lettere b) e c) del decreto e come vanno descritte nel preventivo, e lo fa senza fatturarlo, perché il contributo non lo consentirebbe.
I beni devono essere nuovi di fabbrica, e vale anche per le licenze.
L’IVA è ammissibile solo se non recuperabile, il che per un beneficiario in regime forfettario significa che l’IVA sulla fattura del fornitore entra nella spesa.
Restano due zone grigie che è onesto dichiarare invece di risolvere a favore del lettore. La spesa pubblicitaria e la gestione delle campagne non compaiono né fra le voci ammissibili né fra quelle escluse: il criterio di capitalizzabilità spinge verso il no, ma non esiste una fonte ufficiale che lo dica. E i canoni ricorrenti di piattaforme in abbonamento vivono in equilibrio fra le licenze d’uso, che sono ammesse, e le utenze, che sono escluse: il trattamento di un canone pluriennale non è chiarito da nessun documento ufficiale, e va chiesto a Invitalia prima di metterlo in domanda.
Il divieto di cumulo, che cambia tutti i conti
È il vincolo più duro della misura e quello che le guide saltano quasi sempre. L’articolo 15 comma 1 (e il gemello articolo 25) è categorico: i contributi non sono cumulabili con i crediti di imposta e con nessun’altra agevolazione, nazionale, regionale o europea, fatta eccezione per la garanzia del Fondo di garanzia PMI.
La conseguenza pratica: chi prende il voucher Autoimpiego non può, sullo stesso progetto, sommare un Voucher Doppia Transizione camerale, un bando regionale FESR, un credito d’imposta. Si sceglie.
Le sole due eccezioni sono la garanzia del Fondo di garanzia PMI e la NASpI anticipata in unica soluzione, che i disoccupati GOL possono richiedere e conferire come capitale d’avvio nell’iniziativa finanziata. La seconda è la strada normale per costruire la quota propria che serve alle premialità sul conto corrente vincolato.
Sopra a tutto resta il massimale de minimis di 300.000 euro per impresa unica su tre anni, dentro il quale rientrano contributo, voucher e i 5.000 euro di tutoring.
Gli errori che si vedono ripetuti
1. Firmare il preventivo prima di presentare la domanda. Sono ammissibili solo le spese documentate da titoli con data posteriore alla presentazione. È l’errore che brucia il contributo intero, e nasce dall’entusiasmo di partire.
2. Confondere Resto al Sud 2.0 con la misura del 2017. La vecchia Resto al Sud prevedeva un finanziamento a tasso zero accanto al fondo perduto ed è chiusa alle nuove domande dalle 24:00 del 14 ottobre 2025. Resto al Sud 2.0 è tutto fondo perduto, senza componente di prestito.
3. Cercare la scadenza. Non esiste. È uno sportello a esaurimento, con due ordini cronologici distinti per Centro-Nord e Sud, e la chiusura viene comunicata con avviso in Gazzetta Ufficiale. Le guide che indicano una data la stanno inventando.
4. Credere che il corso sia obbligatorio. Il percorso formativo dell’Ente Nazionale per il Microcredito, fino a 100 ore prevalentemente in formazione a distanza, non è obbligatorio per presentare domanda: dà punteggio premiale. Sono invece obbligatori i quattro incontri di tutoring dopo la concessione, e la mancata partecipazione non giustificata è causa di revoca.
5. Dare per scontata la maggiorazione. Chi compra “roba digitale” non riceve automaticamente i 10.000 euro: servono la richiesta espressa in domanda, la dichiarazione sostitutiva e la relazione del tutor.
6. Scegliere un fornitore legato. Il fornitore deve essere terzo e indipendente. Una fattura verso una società di cui il beneficiario o un suo socio fa parte è la strada più rapida alla revoca.
7. Presentare due domande. Le domande successive alla prima sulla stessa iniziativa sono annullate d’ufficio, e il titolare o socio di un’iniziativa non può partecipare contemporaneamente ad altre domande dentro il Piano Integrato Autoimpiego.
FAQ
Posso pagare un sito ecommerce con il voucher Autoimpiego?
Sì. Il decreto ammette la progettazione e lo sviluppo di software applicativi, piattaforme digitali e app alla lettera b) delle spese ammissibili, e i portali web a scopo promozionale alla lettera c). Un ecommerce costruito su misura rientra come piattaforma digitale. Non esiste un tetto percentuale su questa voce.
Quanto vale il voucher, esattamente?
Il 100% dell’investimento fino a 30.000 euro nelle 12 regioni del Centro-Nord e fino a 40.000 euro nelle 8 regioni del Mezzogiorno. Con la maggiorazione richiesta in domanda i due limiti salgono rispettivamente a 40.000 e 50.000 euro.
Come ottengo i 10.000 euro di maggiorazione?
Vanno chiesti espressamente in domanda, e serve che almeno il 20% delle spese ammesse riguardi beni o servizi innovativi sul piano tecnologico-digitale, oppure che almeno 5.000 euro di consulenze tecnico-specialistiche arrivino da enti del terzo settore iscritti al RUNTS. Alla concessione servono una dichiarazione sostitutiva e la relazione tecnico-economica di un tutor dell’Ente Nazionale per il Microcredito.
Devo risiedere nella regione dove apro l’attività?
No. Il requisito territoriale riguarda la sede operativa dell’iniziativa economica, non la residenza anagrafica del richiedente.
Posso sommare il voucher a un bando camerale o a un credito d’imposta?
No. Gli articoli 15 e 25 del decreto escludono il cumulo con i crediti d’imposta e con qualsiasi altra agevolazione nazionale, regionale o europea. Le sole eccezioni sono la garanzia del Fondo di garanzia PMI e la NASpI anticipata in unica soluzione per i disoccupati GOL.
Quando posso iniziare a spendere?
Dopo la presentazione della domanda. Sono ammissibili solo le spese documentate da titoli con data successiva, e i beni agevolati vanno mantenuti in sede, non alienati e non destinati a usi diversi per tre anni dal completamento del programma di spesa.
C’è una scadenza per presentare domanda?
No. La piattaforma Invitalia è aperta dalle ore 12:00 del 15 ottobre 2025 e resta aperta fino a esaurimento delle risorse, che sono 219,6 milioni per il Centro-Nord e 356,4 milioni per il Sud. L’esaurimento viene comunicato con avvisi distinti pubblicati in Gazzetta Ufficiale.
Come vengono pagate le fatture del fornitore?
Due strade. Con la rendicontazione ordinaria si chiede uno stato avanzamento lavori dopo tre mesi dalla concessione, su titoli di spesa fra il 30% e il 70% del totale ammesso, e poi il saldo. In alternativa si apre un conto corrente vincolato presso una banca convenzionata, e Invitalia paga direttamente i fornitori a fronte di fatture non quietanzate, con mandato irrevocabile: per chi fornisce è la modalità più sicura sull’incasso.
Prima la domanda, poi il preventivo firmato
L’ordine delle operazioni è la sola cosa che va imparata a memoria, perché è l’unica che non si può rimediare dopo. Si apre la partita IVA, si tiene l’iniziativa inattiva, si prepara la descrizione tecnica delle spese con i preventivi in mano, si presenta la domanda, e solo dopo si firma e si fa fatturare. Una fattura datata il giorno prima dell’invio vale zero, per quanto il progetto sia buono.
Se state valutando un ecommerce, un’app o un gestionale su misura e volete sapere in quale voce del decreto finisce ciascuna parte del preventivo, scriveteci: è una conversazione di mezz’ora, e serve a decidere prima di muovere qualsiasi carta.
Per il resto della mappa: il Voucher Doppia Transizione 2026 è la misura per le imprese già attive, con regole quasi opposte su cosa è ammissibile, e le pagine agenti AI e software custom per settori regolamentati descrivono il tipo di lavoro che entra nelle lettere b) e c).
Fonti: il decreto interministeriale dell’11 luglio 2025 in Gazzetta Ufficiale, le schede ufficiali di Autoimpiego Centro-Nord e Resto al Sud 2.0 con le relative FAQ, e il decreto direttoriale dell’8 ottobre 2025 pubblicato nella sezione normativa. Informazioni verificate sui testi normativi al 13 settembre 2026: lo sportello può chiudere per esaurimento risorse in qualsiasi momento, e lo stato va ricontrollato sulle schede Invitalia prima di presentare.
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Se il tuo caso somiglia a quello di questo articolo, raccontacelo. Una conversazione vera con chi il software lo costruisce: niente preventivi automatici, niente bot di vendita.