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Bandi Regione Marche 2026: quale paga davvero il software

Al 14 settembre 2026 un solo canale regionale rimborsa la fattura di un software a un'impresa marchigiana già attiva. Gli altri pagano somme forfettarie, oppure pagano i Comuni.

Adrian Sebastian Ciocaianu 13 min

La Regione Marche ha parecchi sportelli aperti. Quello che non ha quasi mai è un canale che rimborsi la fattura di un software a un’impresa che già lavora.

Sono due affermazioni diverse, e la seconda è quella che serve a chi vende software. Un imprenditore marchigiano che apre un portale di bandi trova sei o sette misure regionali attive e ne deduce che le strade praticabili sono sei o sette. Poi scopre, di solito dopo aver fatto firmare un preventivo, che due pagano una somma fissa a chi apre un’attività, una paga i Comuni, una paga le fiere e una paga le assunzioni.

Al 14 settembre 2026, data in cui i documenti citati qui sono stati letti uno per uno, per un’impresa marchigiana già attiva il solo canale regionale che rimborsi una fattura di software è il Fondo Nuovo Credito, sezione Investimenti e Liquidità 2026. La linea che lo separa dagli altri passa fra rimborso di spesa e somma forfettaria, e fra impresa ed ente locale.

TL;DR

  • Fondo Nuovo Credito, sezione Investimenti e Liquidità 2026: sportello cronologico dalle 11:00 del 9 settembre 2026 (rinviato dal 1 settembre con DDS IACR n. 405 del 24 agosto 2026), dotazione 11.407.609,66 euro. Al 14 settembre risultavano 506.189,31 euro di domande presentate, cioè il 4,4% del plafond.
  • Il software è la terza delle sei categorie dell’articolo 6: “software, brevetti e servizi nuovi di fabbrica”. Nessun requisito 4.0, nessuna perizia, nessun elenco di tecnologie abilitanti.
  • Progetto da 40.000 a 200.000 euro, almeno il 60% di investimento e al massimo il 40% di circolante. Finanziamento bancario sottostante da 36.000 a 190.000 euro, durata 36-96 mesi.
  • Quattro agevolazioni sulla stessa operazione: fondo perduto al 10% del progetto fino a 10.000 euro, conto interessi su piano al 2,5% fino a 7.000 euro, abbattimento del costo della garanzia Confidi fino a 4.000 euro, riassicurazione regionale gratuita.
  • L’IVA è ammissibile, per l’eccezione dell’articolo 64 paragrafo 1 lettera c) punto iii del Reg. UE 2021/1060: un preventivo da 40.000 euro più IVA fa 48.800 euro di progetto, e il 10% si calcola su quello.
  • Le fatture vanno emesse e pagate dopo la concessione dell’agevolazione da parte del Confidi, una data che va chiesta per iscritto. La domanda si presenta a un Confidi convenzionato, che la carica in piattaforma per conto dell’impresa.
  • Sopra il 10% di riduzione della spesa il contributo si perde per intero: un progetto realizzato all’85% non porta a casa l’85% del contributo, porta a casa zero.
  • Le altre misure regionali aperte in autunno pagano somme forfettarie a chi avvia un’attività, oppure pagano enti locali. Marche Sicure ammetteva software, licenze, OCR, videoanalisi e funzionalità basate su intelligenza artificiale fino al 100% e fino a 45.000 euro, ma solo per Comuni ed enti associati: sportello chiuso il 30 settembre 2026 alle 13:00.

Rimborso di spesa e somma forfettaria: la linea che decide

Il denaro pubblico arriva a un’impresa in due modi, e su uno dei due la fattura di un fornitore non esiste proprio.

Nel rimborso di spesa l’ente paga contro documenti. L’impresa dichiara in domanda che cosa comprerà, allega i preventivi, compra, paga, e in rendicontazione produce fatture e quietanze. Una percentuale della spesa documentata torna indietro, e tutto quello che sta scritto sulla fattura conta: la data, la descrizione, il codice del progetto, il conto da cui è partito il bonifico.

Nella somma forfettaria l’ente paga contro un evento. Il beneficiario apre l’attività e arriva la prima tranche; dopo ventiquattro mesi l’attività è ancora aperta e arriva la seconda. Non esiste un elenco di spese ammissibili e nessuno verifica in che cosa sono finiti i soldi. È lo strumento previsto dall’articolo 53 paragrafo 1 lettera c) del Reg. UE 2021/1060, e nelle Marche lo usano gli avvisi del PR FSE+ sull’autoimpiego.

Per chi vende software la conseguenza è netta. Su un canale a rimborso di spesa il fornitore è dentro la pratica: il preventivo diventa un documento della domanda, la fattura un documento della rendicontazione, e un errore di forma su uno dei due si scarica sul cliente come contributo ridotto o revocato. Su un canale a somma forfettaria il fornitore è fuori: quei 40.000 euro si possono spendere in software su misura o in un agente AI e nessuno lo impedisce, ma nessuna voce di bando li paga. Sono soldi del cliente, come i soldi di un fido, e chiamare quell’avviso “bando che finanzia il software” crea un’aspettativa che nessun documento regge.

Il Fondo Nuovo Credito, sezione Investimenti e Liquidità 2026

È uno strumento finanziario, cioè una misura costruita attorno a un prestito bancario. Un Confidi è un consorzio fra imprese che garantisce alla banca i prestiti dei propri soci: è il pezzo che convince la banca a prestare a chi da solo non avrebbe garanzie da offrire. La Regione si accolla l’80% di quella garanzia, e sopra questa struttura la misura appende tre contributi. La gestione è affidata al RTI Credito Futuro Marche (UNI.CO. mandataria, Confidicoop Marche e una banca partner).

Lo sportello è cronologico e a esaurimento: le domande si istruiscono nell’ordine in cui entrano in piattaforma, senza graduatoria di merito e senza punteggio, e quando il plafond finisce lo sportello chiude. Ha aperto alle 11:00 del 9 settembre 2026: la data viene dal DDS IACR n. 405 del 24 agosto 2026, che ha rinviato l’apertura originaria del 1 settembre, e la FAQ 20 la conferma. Il Regolamento pubblicato non è stato consolidato e all’articolo 2 riporta ancora il 1 settembre, quindi chi legge solo quel PDF trova una data sbagliata. Al 14 settembre la piattaforma dichiarava 506.189,31 euro di domande presentate su 11.407.609,66 euro di dotazione: dopo tre giorni era impegnato circa il 4,4% del plafond.

Quanto vale, e quali sono i quattro pezzi

Il progetto ammissibile va da 40.000 a 200.000 euro, composto per almeno il 60% da investimento e per al massimo il 40% da circolante. Il finanziamento sottostante va da 36.000 a 190.000 euro, con durata da 36 a 96 mesi, preammortamento di 12 mesi compreso.

AgevolazioneCome si calcolaTetto
Contributo a fondo perduto in conto investimenti10% dell’importo del progetto10.000 euro
Contributo in conto interessi, cioè il rimborso di una parte degli interessi del mutuogli interessi di un piano di ammortamento calcolato al 2,5%, attualizzati a oggi e liquidati in un’unica soluzione7.000 euro
Abbattimento del costo della garanziaoneri del Confidi, massimo 0,60% annuo del nominale garantito4.000 euro
Riassicurazione regionale80% della garanzia del Confidi, che copre fino all’80% del finanziamentonessun esborso per l’impresa

Su un progetto da 200.000 euro il tetto teorico delle tre agevolazioni dirette è di 21.000 euro. Su progetti piccoli le cifre reali sono più basse, perché il conto interessi vale quanto valgono gli interessi di quel piano: su un finanziamento da 40.000 euro sono poche migliaia di euro, e i 7.000 restano un tetto che non si tocca. Il fondo perduto è invece lineare: il 10% del progetto, che tocca i 10.000 euro a quota 100.000.

Il software è la terza delle sei categorie ammissibili

L’articolo 6 elenca sei tipologie di progetto e la terza dice, testualmente, “software, brevetti e servizi nuovi di fabbrica”. Non c’è altro: nessun requisito 4.0, nessuna interconnessione da dimostrare, nessuna perizia asseverata, nessuna tecnologia abilitante da citare. È la differenza più grossa rispetto ai voucher camerali, dove ogni voce va ricondotta a una tecnologia di un allegato.

Il dettaglio operativo sta nell’Allegato 1, il modulo “Domanda di agevolazione del destinatario finale”, dove il Piano di investimento descrive la macro-voce “Immobilizzazioni Immateriali” così: “Software, diritti di brevetto e licenze, know how o altre simili forme di proprietà intellettuale; consulenze strategiche; rafforzamento dell’immagine aziendale o consortile e/o del brand, … spese di progettazione”.

Due espressioni di quell’elenco cambiano il modo di scrivere un preventivo. “Consulenze strategiche” e “spese di progettazione” stanno fra le voci del Piano, quindi l’analisi e la progettazione non sono escluse per definizione, mentre la Nuova Sabatini esclude le prestazioni di servizi in modo tassativo.

In un preventivo destinato a questa misura Obsidian Technologies separa le voci che finiscono fra le immobilizzazioni immateriali da quelle che restano prestazione di servizio, riporta il CUP B39I23000190007 riga per riga come chiede l’articolo 12, e tiene i canoni ricorrenti fuori dal totale finché il Confidi non conferma per iscritto che rientrano.

Investimento o circolante: dove finisce il software nel 60/40

Il vincolo del 60% decide se un progetto sta in piedi, e la domanda pratica è dove si colloca una fornitura software. Il Regolamento non lo dice, ma dice due cose vicine. L’articolo 12 punto 8 stabilisce che per l’acquisto di beni ammortizzabili occorre dimostrare “che il bene sia inserito nel libro dei cespiti oppure in altra documentazione equivalente”. La FAQ 16 applica lo stesso criterio a una voce diversa, la partecipazione a fiere: la natura della spesa dipende da come la registra il commercialista, e se la voce finisce nel libro cespiti, cioè il registro dei beni che l’azienda ammortizza su più esercizi invece di spesarli tutti nell’anno, è investimento; se resta un costo dell’esercizio, è circolante.

Applicare quel criterio anche al software è una lettura ragionevole, e il Gestore non l’ha mai confermata: nessuna FAQ affronta la classificazione di una licenza o di uno sviluppo su commessa, e conviene farla confermare dal Confidi. Il ragionamento è quello della Nuova Sabatini, dove tutto si decide su quale voce dello stato patrimoniale accoglie la fornitura.

L’IVA entra nel costo del progetto

L’articolo 6 dice che “l’imposta sul valore aggiunto (IVA) è ammissibile in considerazione dell’eccezione prevista dall’art. 64, paragrafo 1.c.iii del Reg. UE n. 1060/2021”, cioè l’eccezione riservata agli strumenti finanziari.

Sposta due cose. Un preventivo da 40.000 euro più IVA fa 48.800 euro di progetto, quindi un’impresa appena sotto il minimo ammissibile ci arriva contando l’imposta. E il 10% si calcola su quel totale, cioè 4.880 euro invece di 4.000. Negli altri bandi che pagano software l’IVA è quasi sempre esclusa salvo il caso del beneficiario che non può recuperarla.

La domanda passa da un Confidi, che la carica per conto vostro

L’impresa presenta la domanda a un Confidi convenzionato, che la carica in piattaforma per conto suo. Al 14 settembre 2026 i Confidi convenzionati erano cinque: Confidicoop Marche, FIDER, UNI.CO., Confidi Macerata e Cosvim.

Da qui tre conseguenze. La posizione in ordine cronologico la fissa il Confidi nel momento in cui carica la pratica in piattaforma. La firma dell’impresa, per la coda, non conta: su uno sportello a esaurimento un Confidi lento costa posizioni che nessuno recupera. Servono già due delibere al momento della presentazione, quella di finanziamento dalla banca e quella di garanzia dal Confidi; la FAQ 20 chiarisce che la richiesta di finanziamento e la delibera della banca possono avere data 9 settembre 2026 purché dopo le 11:00, e l’articolo 2 impone che il finanziamento sia richiesto dopo l’apertura dello sportello. Il fornitore non porta il cliente allo sportello: non esistono elenchi di fornitori accreditati, qualificazioni o tetti al numero di domande, e la parola “fornitore” ha zero occorrenze nel Regolamento, nell’Allegato 1 e nella Convenzione con i Confidi.

La data da cui le fatture valgono

È la clausola più pericolosa per chi fattura. L’articolo 6, come modificato dal DDS IACR n. 396 del 6 agosto 2026, dice:

“Le fatture devono essere emesse e pagate successivamente alla data di concessione dell’agevolazione da parte del Confidi convenzionato; nel caso di utilizzo del c.d. Regime di Esenzione, l’obbligazione giuridicamente vincolante deve scaturire successivamente a tale data.”

Il decreto 396 ha sostituito la formulazione precedente, che ancorava la finestra alla data di richiesta dell’agevolazione al Confidi. Il suo documento istruttorio osserva che la concessione “sovente” coincide con la delibera di garanzia del Confidi, e “sovente” non vuol dire “sempre”: la definizione operativa di quella data non sta scritta da nessuna parte.

Ne discende una regola sola. La data di concessione va chiesta al Confidi per iscritto prima di emettere qualunque fattura, perché una fattura datata anche un giorno prima è spesa non ammissibile e trascina con sé la quota di progetto che rappresenta.

Le altre cinque misure regionali, e perché non pagano un preventivo di software

Le misure qui sotto erano tutte attive o in apertura al 14 settembre 2026, e nessuna rimborsa la fattura di un fornitore di software a un’impresa marchigiana in attività.

MisuraChi la chiedeCome pagaRimborsa una fattura di software?Finestra
Fondo Nuovo Credito, Investimenti e Liquidità 2026PMI e lavoratori autonomi con sede operativa nelle Marcherimborso di spesa su finanziamento garantito da un Confidisì, articolo 6 punto 3dalle 11:00 del 9 settembre 2026, a esaurimento
START&INNOVA Giovanipersona fisica under 36, disoccupata, che costituisce una start-upsomma forfettaria da 40.000 eurono, nessun elenco di spesefino alle 17:00 del 9 ottobre 2026, poi 12 gennaio - 18 marzo 2027
Marche per le imprese, Over 36disoccupati da 180 giorni, 36-65 anni, che avviano un’impresasomma forfettaria da 20.000 eurono, nessun elenco di spese16 settembre - 16 ottobre 2026
Marche SicureProvince, Comuni con polizia locale, Unioni di Comuni ed enti associatirimborso fino al 100%, massimo 45.000 eurosì, ma il beneficiario è l’ente7 - 30 settembre 2026 ore 13:00
Internazionalizzazione 1.3.4.1imprese manifatturiere ATECO C, tramite la Camera di commercioquota di partecipazione a fiere e workshopnoconvenzione fino al 30 aprile 2027
Marche Giovaniimprese che assumono profili qualificatiincentivo sul costo del lavoronofino alle 15:00 del 30 settembre 2026

START&INNOVA Giovani (DDS n. 177 del 18 giugno 2026, PR Marche FSE+ 2021/2027) paga 40.000 euro a importo fisso in due tranche: la prima all’avvio dell’attività, la seconda dopo 24 mesi. La prima finestra vale 480.000 euro, cioè dodici contributi, e chiude alle 17:00 del 9 ottobre 2026. A chiedere è una persona fisica: under 36, laureata o diplomata presso una ITS Academy, disoccupata ai sensi del D.Lgs. 150/2015 e iscritta a un centro per l’impiego, residente o domiciliata nelle Marche, che costituisca una start-up iscritta alla sezione speciale del Registro delle imprese prevista dalla L. 221/2012.

Marche per le imprese, linea Over 36 (DDS n. 247 del 2 settembre 2026, dotazione 6.905.000 euro) paga 20.000 euro a somma forfettaria a chi avvia un’impresa: disoccupati da almeno 180 giorni con patto di servizio al centro per l’impiego, fra i 36 e i 65 anni, residenti nelle Marche. Prima finestra dal 16 settembre al 16 ottobre 2026.

L’intervento 1.3.4.1 sull’internazionalizzazione vive su una convenzione fra Regione e Camera di commercio attiva fino al 30 aprile 2027: il beneficiario formale è la Camera, l’impresa manifatturiera partecipa a fiere e workshop versando una quota, e non c’è spesa di software rimborsabile. Marche Giovani, incentivo all’occupazione qualificata da 487.800 euro chiuso il 30 settembre 2026, paga il costo del lavoro.

Merita una riga a sé il confronto con l’altro canale marchigiano. Il Voucher Doppia Transizione 2026 della Camera di commercio copre il 70% della spesa per micro e piccole imprese fino a 8.000 euro, il 50% per le medie fino a 6.000, e finanzia anche consulenza e formazione: è il canale per un progetto piccolo. Con un’avvertenza sulla data, perché la finestra di invio si chiude alle 12:00 del 7 ottobre 2026, il giorno dopo l’uscita di questo articolo, e chi legge più tardi deve aspettare l’edizione successiva. Il Fondo Nuovo Credito parte da 40.000 euro e passa da un finanziamento bancario: è il canale per un progetto grande.

Marche Sicure paga software e AI, ma il beneficiario è il Comune

Il bando per la sicurezza dei territori nasce dalla DGR n. 1065 del 31 agosto 2026 e dal DDS n. 51 del 4 settembre 2026, su risorse POC 2014-2020. Lo sportello su piattaforma SIGEF è stato aperto dal 7 settembre 2026 alle 08:00 al 30 settembre 2026 alle 13:00, quindi alla data di uscita di questo articolo la finestra è chiusa. Dotazione 1.200.000 euro in due graduatorie da 600.000, una dentro il cratere sismico e una fuori, contributo fino al 100% delle spese con un massimo di 45.000 euro.

L’articolo 2.5 ammette, testualmente, i “costi di acquisizione, configurazione e prima attivazione di software, licenze, moduli applicativi, piattaforme digitali e funzionalità evolute, inclusi sistemi OCR, videoanalisi, analisi automatizzata dei flussi video e funzionalità basate su algoritmi o intelligenza artificiale”, ed esclude “canoni, rinnovi, assistenza, garanzia, manutenzione, aggiornamenti software e licenze d’uso riferiti a periodi successivi alla conclusione dell’intervento”. È la descrizione di spesa più esplicita su software e intelligenza artificiale che si trovi in un bando marchigiano del 2026. E i beneficiari, secondo l’articolo 2.1, sono “Province, Comuni singoli dotati di corpo o servizio di polizia locale, Unioni di Comuni, Unioni Montane ed enti pubblici associati”. Nessuna impresa.

Per una software house questo non è un bando per i propri clienti: è un cliente. La prossima edizione va tenuta d’occhio su SIGEF, perché una finestra di tre settimane non si recupera.

Le due misure che possono riaprirsi addosso a questo articolo

BEI Blending Marche è il canale che nomina il software meglio di tutti. Il paragrafo 5.5 lettera b) punto 1 dell’Avviso ammette gli “attivi immateriali: 1. spese per la digitalizzazione (software, hardware)”, ed è l’unica categoria immateriale ammessa a costo totale, senza tetto percentuale, mentre brevetti, licenze e know-how si fermano al 10% del progetto e progettazione e consulenze esterne al 4%. Prestito da 40.000 a 2.000.000 di euro, contributi per 4.570.342,61 euro incrementabili a 5 milioni. Lo sportello ha aperto il 2 marzo 2026 ed è stato sospeso dalle 18:00 del 27 marzo 2026 con Decreto IACR n. 129. Il rifinanziamento è già deliberato e la riapertura richiede soltanto 15 giorni solari di preavviso, che è il tempo in cui la si perde standosene fermi. Al 14 settembre 2026 non risultava nessun atto di riapertura, e a dirlo è la lettura di tutti i 201 decreti del Settore emanati da marzo in poi.

Il Fondo Credito per le Cooperative ha i criteri applicativi approvati con DGR n. 1046 del 10 agosto 2026, una dotazione di 2.031.394,71 euro più 500.000 euro camerali, e il Gestore già in carica. Manca l’Avviso pubblico che l’articolo 14 rende obbligatorio per aprire, e manca il contratto attuativo che deve precederlo. Riguarda solo cooperative di produzione e lavoro e cooperative sociali, e la parola “software” non compare in nessun documento: ci si arriva da “investimenti in beni materiali e immateriali” all’articolo 7, che è un aggancio interpretativo.

Cosa il bando non dice

La parte più utile del Regolamento è quella che manca. Sono quattro buchi veri, e nessuno si chiude leggendo un altro documento.

Canoni e abbonamenti SaaS. Nessuna fonte primaria li nomina, né in positivo né in negativo. Contro giocano il requisito “nuovo di fabbrica” richiamato dai criteri applicativi della DGR 917 e il ragionamento della FAQ 1, che esclude i canoni di leasing anche perché potrebbero non chiudersi nei 12 mesi. A favore gioca l’articolo 20 comma 1 del d.P.R. 66/2025, che fa salva “l’ammissibilità della spesa per locazione semplice o per noleggio, purché direttamente connessa all’operazione”. La questione va posta al Confidi prima di firmare.

Sito web ed e-commerce. Non compaiono come voce di spesa in nessun documento. L’unica occorrenza di “sito web” nel Regolamento sta all’articolo 14.1, dentro l’obbligo di dare pubblicità al contributo. L’unico aggancio possibile è la voce “rafforzamento dell’immagine aziendale o consortile e/o del brand” del Piano di investimento, ed è interpretativo.

Formazione. Zero occorrenze in tutti i documenti della misura, né come spesa ammessa né come spesa esclusa.

“Nuovo di fabbrica” applicato a un bene immateriale. Nessuna FAQ spiega che cosa significhi per qualcosa che non esce da una fabbrica. La lettura difendibile è che un software sviluppato ex novo o una prima licenza siano nuovi e che un rinnovo non lo sia. Resta una lettura.

Ci sono poi tre incoerenze documentali che conviene conoscere prima di sentirsele contestare.

  • La sede operativa nelle Marche, per chi non ce l’ha già, ha tre scadenze diverse in tre documenti della stessa misura: la fine della realizzazione del progetto nell’articolo 5, l’approvazione del Comitato del Gestore nel modulo di domanda, il primo pagamento del contributo nell’articolo 13.7. Tre termini incompatibili per lo stesso adempimento, da farsi confermare dal Confidi.
  • I numeri non coincidono. La dotazione vale 11.412.250,11 euro nell’apertura dell’articolo 4 e 11.407.609,66 euro nella tabella dello stesso articolo. Il massimale del finanziamento è 185.000 euro nella DGR 917 e 190.000 euro nel Regolamento.
  • La data di chiusura non sta in nessun documento primario. La piattaforma dichiara 31 dicembre 2029, incentivi.gov.it dichiara 9 settembre 2030, e il Regolamento prevede solo un decreto regionale di chiusura al raggiungimento del plafond.

C’è infine una regola che vincola come il bando pur non stando nel bando. L’articolo 9 dispone che le FAQ pubblicate sulla pagina della misura siano “tempo per tempo, parte integrante del presente regolamento”, e possono cambiare senza preavviso. Il divieto di fatturare da parti collegate sta appunto nella FAQ 15: esclude le spese fatturate da imprese collegate o controllate, dal legale rappresentante, dai soci, da chi ricopre cariche negli organi sociali, dal coniuge, da parenti e affini entro il terzo grado, e da società nella cui compagine siano presenti quei soggetti.

Gli errori che costano il contributo

1. Emettere fattura prima della concessione del Confidi. È il più frequente e il più costoso, perché nasce dalla fretta di partire con il lavoro. La data non è quella della domanda e non è quella della delibera bancaria.

2. Dimenticare il CUP. L’articolo 12 chiede che in ogni titolo di spesa siano indicati il CUP B39I23000190007 e il riferimento al progetto nella descrizione. Se manca, lo stesso articolo rimanda al servizio di regolarizzazione dell’Agenzia delle Entrate previsto dalla circolare n. 1/2026. Il tema è quello di cosa deve avere la fattura di un fornitore perché il contributo non venga revocato.

3. Pagare male. I pagamenti devono essere tracciabili, su conti correnti dedicati anche in via non esclusiva ai sensi dell’articolo 3 della L. 136/2010, e nell’estratto conto deve comparire il numero della fattura nella causale. Contanti e criptovaluta sono vietati in modo esplicito.

4. Contare la consegna invece dell’ultimo pagamento. Il progetto va concluso entro 12 mesi dalla comunicazione di concessione, e la conclusione è la data dell’ultimo pagamento. La rendicontazione va trasmessa entro 60 giorni da quella data.

5. Fatturare da una società collegata. Vedi la FAQ 15: un fornitore in cui uno dei soci del cliente ha una quota rende la spesa inammissibile.

6. Sbagliare la composizione del progetto. Almeno il 60% deve essere investimento: un progetto in cui la parte capitalizzabile è minoritaria non passa, per quanto sia buono.

7. Scegliere il Confidi per abitudine. Su uno sportello cronologico la posizione la fissa il caricamento in piattaforma, quindi conviene chiedere a due o tre Confidi quanto tempo impiegano.

FAQ

Il software rientra fra le spese ammissibili del Fondo Nuovo Credito?

Sì. L’articolo 6 del Regolamento operativo elenca sei tipologie di progetto e la terza è “software, brevetti e servizi nuovi di fabbrica”. Non ci sono requisiti tecnologici da dimostrare e non serve una perizia. Il Piano di investimento dell’Allegato 1 dettaglia la macro-voce delle immobilizzazioni immateriali nominando software, diritti di brevetto e licenze, know how, consulenze strategiche e spese di progettazione.

Quando posso emettere la prima fattura?

Dopo la data di concessione dell’agevolazione da parte del Confidi convenzionato. Il DDS IACR n. 396 del 6 agosto 2026 ha riscritto l’articolo 6 in questo senso e osserva che quella data “sovente” coincide con la delibera di garanzia del Confidi, senza definirla. Va chiesta al Confidi per iscritto, perché una fattura anticipata è spesa non ammissibile.

Un canone SaaS annuale rientra?

Non si sa, ed è la risposta corretta al 14 settembre 2026. Nessun documento primario della misura nomina i canoni SaaS o gli abbonamenti software: l’unica occorrenza di “canoni” è nella FAQ 1, e riguarda i canoni di leasing. Il requisito “nuovo di fabbrica” e quella stessa FAQ, sui canoni che possono non chiudersi nei 12 mesi, spingono verso il no; l’articolo 20 comma 1 del d.P.R. 66/2025, che salva locazione semplice e noleggio purché connessi all’operazione, spinge verso il sì. Nessuno dei due chiude la questione, e chi firma un canone senza averlo chiesto al Confidi si prende il rischio da solo.

Devo essere un fornitore accreditato per lavorare su questa misura?

No, e su questa misura è una notizia: la parola “fornitore” ha zero occorrenze nei documenti, quindi non c’è nulla da accreditare, nessuna autocertificazione da produrre e nessun tetto al numero di clienti che si possono seguire sullo stesso sportello. L’unico vincolo soggettivo è quello della FAQ 15 sulle parti collegate.

Un progetto di solo software arriva a 40.000 euro?

Raramente, per una micro-impresa. La soglia minima è 40.000 euro di progetto e almeno il 60% deve essere investimento, cioè almeno 24.000 euro di spesa capitalizzabile. La combinazione che regge è software su commessa capitalizzato più hardware, oppure software e macchinari dentro lo stesso progetto di digitalizzazione di un processo. Un intervento da 10.000 o 15.000 euro va portato sul canale camerale.

Questa misura si cumula con la Nuova Sabatini o con i crediti d’imposta?

L’articolo 7 nomina esplicitamente la compatibilità con la Legge Sabatini e con altre misure di natura fiscale, nel rispetto del divieto di doppio finanziamento. La scelta si fa in domanda fra due regimi, e conviene arrivarci preparati. Il de minimis (Reg. UE 2023/2831) è il tetto complessivo di aiuti pubblici che una stessa impresa può ricevere in tre anni: chi lo ha già consumato con altre misure si vede ridurre il contributo, e la posizione si controlla sul Registro Nazionale degli Aiuti di Stato prima di presentare. Il regime di esenzione (articoli 17 o 22 del Reg. UE 651/2014) non consuma quel tetto, ma porta con sé i vincoli propri di quegli articoli, fra cui la data da cui può sorgere l’obbligazione giuridicamente vincolante. Il limite operativo è che la somma di tutto, incluso il nominale del finanziamento, non superi il 100% del costo del progetto.

Il preventivo che regge, e il numero da non gonfiare

Il paragrafo 13.2 del Regolamento è l’altra clausola da leggere due volte, dopo quella sulla data delle fatture, e dice due cose in sequenza.

La prima: sono consentite varianti fino a un massimo del 10% del valore iniziale, e in quel caso il contributo a fondo perduto si applica alla quota di progetto effettivamente realizzata. Fin qui è la regola che tutti si aspettano.

La seconda ribalta l’aspettativa. Sopra il 10%, per mantenere l’agevolazione l’impresa deve aver sostenuto ulteriori investimenti ammissibili che, sommati alle spese effettivamente sostenute del progetto iniziale, riportino la riduzione entro il 10%. Se non ci riesce, “il Soggetto Gestore procederà con la revoca dell’intera agevolazione”.

Con dei numeri sotto: un progetto approvato da 100.000 euro dà diritto a 10.000 euro di fondo perduto. Se se ne realizzano 92.000, la riduzione è dell’8% e il contributo scende a 9.200 euro. Se se ne realizzano 85.000, la riduzione è del 15%, e a quel punto o l’impresa trova altri 5.000 euro di investimenti ammissibili da rendicontare nei termini, oppure perde i 10.000 euro interi. Non 8.500. Zero.

Da qui discende come si scrive un preventivo per questa misura, ed è il contrario dell’istinto commerciale. Si scrive stretto: ogni voce opzionale, ogni modulo “se poi serve”, ogni fascia di prezzo riportata al valore alto diventa un impegno di spesa da onorare entro 12 mesi. Meglio un progetto da 90.000 euro che si realizza per intero di uno da 110.000 che si ferma a 88.000.

Le voci incerte restano fuori. Un canone la cui ammissibilità nessuno ha confermato, una fase due che dipende da come va la prima: dentro al Piano contribuiscono allo scostamento se non si realizzano, fuori dal Piano al massimo diventano gli “ulteriori investimenti ammissibili” che salvano la situazione.

Le date si pianificano all’indietro. Prima fattura dopo la concessione del Confidi, ultimo pagamento entro i 12 mesi, rendicontazione entro i 60 giorni successivi. Un progetto con collaudo a undici mesi non ha margine, e la proroga è una sola, di massimo 3 mesi, da chiedere almeno 30 giorni prima della scadenza.

Se avete un progetto di gestionale, integrazione o intelligenza artificiale che potrebbe rientrare in questa misura e volete un preventivo già scritto in questa forma, scriveteci: mezz’ora basta a capire se sta sopra i 40.000 euro e se il 60% di investimento regge. Per il contesto tecnico, il pilastro modernizzazione dei sistemi legacy e la pagina integrazione AI nel gestionale descrivono il tipo di intervento che finisce fra le immobilizzazioni immateriali.

Fonti: la pagina della misura sul portale Credito Futuro Marche, da cui si scaricano il Regolamento operativo, l’Allegato 1 e le FAQ aggiornate al 9 settembre 2026; su norme.marche.it il DDS n. 51 del 4 settembre 2026 su Marche Sicure, il DDS n. 177 del 18 giugno 2026 di START&INNOVA Giovani e il DDS n. 247 del 2 settembre 2026 di Marche per le imprese; la pagina regionale sui finanziamenti BEI. Dati verificati sui testi primari al 14 settembre 2026: sono sportelli a esaurimento o a finestra breve, che possono chiudere prima del previsto o riaprire con 15 giorni di preavviso, quindi lo stato delle risorse va riletto sulla pagina della misura prima di impegnare spese.

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