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[ BLOG / FINANZA AGEVOLATA ]

Finanziamenti per aprire un'impresa nel 2026: chi paga il software

Dal 1° luglio 2026 ON non eroga più fondo perduto, il decreto che riscrive Smart&Start non è ancora operativo e il Fondo Impresa Femminile è chiuso dal 2022. Cosa resta per pagare il software.

Gabriele Longo 12 min

Il decreto interministeriale del 4 dicembre 2020 elenca all’articolo 15 le spese che ON - Oltre Nuove imprese a tasso zero può finanziare. La lettera c) dice questo: “programmi informatici e servizi per le tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC), commisurati alle esigenze produttive e gestionali dell’impresa, ivi compresi quelli connessi alle tecnologie e alle applicazioni emergenti di intelligenza artificiale, blockchain e internet of things”. Su quella voce non c’è nessun tetto percentuale. Due righe più sotto, alla lettera e), le consulenze specialistiche sono ammesse “nel limite del 5 (cinque) per cento dell’investimento ammissibile”.

Chi apre un’impresa e deve comprare un gestionale, un ecommerce o un’app parte quindi da una posizione migliore di quella che immagina. Lo Stato finanzia per intero chi costruisce software e col contagocce chi vende pareri, e lo ha messo per iscritto in un decreto.

Il problema sta altrove, e riguarda quali sportelli siano davvero aperti. Fra il 30 giugno e il 13 luglio 2026 due delle misure nazionali per chi avvia un’attività sono cambiate, e quasi nessuna guida in circolazione lo ha registrato: ON ha esaurito le risorse del fondo perduto, e il decreto che riscrive Smart&Start è stato pubblicato senza entrare in vigore.

La strada più generosa per chi apre resta quella dell’Autoimpiego Centro-Nord e di Resto al Sud 2.0, che ha un articolo suo. Questo pezzo copre le altre: quelle che restano quando l’età, la forma giuridica o il settore tengono fuori da quel canale.

TL;DR

  • ON - Oltre Nuove imprese a tasso zero è aperto, e dal 1° luglio 2026 eroga solo prestiti. Con avviso del 30 giugno 2026 Invitalia ha dichiarato esaurite le risorse del contributo a fondo perduto: le domande presentate da luglio ottengono la sola forma di finanziamento agevolato a tasso zero, in applicazione dell’articolo 6 comma 5 del decreto.
  • ON copre fino al 90% del programma di spesa, che vale al massimo 1.500.000 euro per le imprese costituite da non più di 36 mesi e 3.000.000 per quelle fra 36 e 60 mesi. Tasso zero, fino a 10 anni, nessuna garanzia richiesta sotto i 250.000 euro.
  • A ON accedono solo le società, micro o piccole, costituite da non più di 60 mesi, con oltre la metà numerica dei soci e delle quote in capo a persone fra i 18 e i 35 anni oppure a donne. Le ditte individuali sono escluse.
  • Il D.M. 13 luglio 2026 che riscrive Smart&Start non è operativo. Il suo articolo 2 comma 2 lo subordina alla pubblicazione della circolare attuativa, che al 13 settembre 2026 non risulta adottata: valgono ancora le regole della circolare 439196 del 16 dicembre 2019.
  • Smart&Start finanzia all’80% piani da 100.000 a 1.500.000 euro, elevati al 90% se la compagine è interamente composta da donne e da under 35. Il 30% non restituito vale solo in otto regioni del Mezzogiorno, e le Marche non ci sono.
  • Il Fondo Impresa Femminile è chiuso da giugno 2022 per esaurimento delle risorse, e al 13 settembre 2026 non risultano comunicazioni ufficiali del MIMIT o di Invitalia su una riapertura.
  • Sotto a tutto restano microcredito e Fondo di Garanzia PMI: fino a 75.000 euro di prestito bancario, 100.000 per le s.r.l., durata fino a 120 mesi, con garanzia pubblica gratuita all’80% entro i 50.000 euro.
  • Le spese sostenute prima dell’invio telematico della domanda non sono ammissibili in nessuna di queste misure. Prima si presenta, poi si firma.

Cinque misure nazionali, e quante sono davvero aperte

Al 13 settembre 2026 le strade percorribili sono tre: ON, Smart&Start e la coppia microcredito più Fondo di Garanzia PMI. Due misure che compaiono ancora in quasi tutti gli elenchi online sono chiuse da anni, e la terza ha perso a metà anno la componente che la rendeva interessante.

MisuraStato al 13 settembre 2026Cosa eroga
ON - Oltre Nuove imprese a tasso zeroAperta a sportello, senza fondo perduto dal 1° luglio 2026Finanziamento a tasso zero fino al 90% della spesa ammissibile, durata max 10 anni
Smart&Start ItaliaAperta a sportello, con le regole della circolare 2019: il D.M. 13 luglio 2026 non è ancora operativoFinanziamento a tasso zero all’80%, 90% per compagini di sole donne o soli under 35
Fondo Impresa FemminileChiusa da giugno 2022 per esaurimento risorse, nessuna riapertura annunciataNiente per le nuove domande
SELFIEmploymentChiusa dal 15 giugno 2023Niente
Microcredito ex art. 111 TUB + Fondo di Garanzia PMIOperativi in via continuativa, regole del Fondo prorogate a tutto il 2026Prestito bancario fino a 75.000 euro (100.000 per le s.r.l.) con garanzia pubblica gratuita

Il Fondo Impresa Femminile merita una riga in più, perché è quello che fa più danno negli elenchi. Lo sportello unico si è aperto e chiuso fra maggio e giugno 2022, su una dotazione di circa 298,8 milioni di euro fra risorse PNRR e legge di bilancio 2021. Invitalia procede a riammissioni periodiche quando progetti revocati liberano risorse, ma riguardano solo chi presentò domanda allora: la stessa pagina del MIMIT rimanda chi cerca alternative a Smart&Start e a ON.

Quanto di un progetto software può entrare in ON?

Tutto, per le imprese costituite da non più di 36 mesi. La lettera c) dell’articolo 15 non ha tetto percentuale: un programma di spesa può essere interamente fatto di programmi informatici e servizi TIC, fino al massimale di 1.500.000 euro, con agevolazione fino al 90% della spesa ammissibile. I tetti stanno altrove, e sono tre: 30% sulle opere murarie, 5% sulle consulenze specialistiche, 20% sul capitale circolante.

Il punto pratico sta nel modo in cui il lavoro viene qualificato nel contratto e in fattura. Lo stesso identico progetto, chiamato consulenza specialistica, finisce nel 5% della lettera e). Descritto come fornitura di programmi informatici e servizi TIC, con specifiche funzionali, stati di avanzamento e verbali di collaudo, sta nella lettera c) e non incontra nessun limite di composizione.

Il resto dei requisiti va verificato prima di affezionarsi all’idea:

  • Forma societaria obbligatoria, micro o piccola dimensione, costituzione da non più di 60 mesi (articolo 5). Possono presentare domanda anche persone fisiche che intendono costituire la società, con l’obbligo di farlo nei termini della comunicazione di ammissione. Oltre la metà numerica dei soci e delle quote deve appartenere a persone fra i 18 e i 35 anni oppure a donne.
  • Settori ammessi (articolo 6): produzione di beni in industria, artigianato e trasformazione di prodotti agricoli; fornitura di servizi alle imprese e alle persone; commercio di beni e servizi; turismo e attività turistico-culturali.
  • Sportello cronologico ai sensi dell’articolo 5 del D.Lgs. 123/1998, senza graduatoria e senza scadenza, con valutazione in due fasi: prima le competenze del team, poi la sostenibilità economico-finanziaria e l’ammissibilità dei costi.
  • Realizzazione entro 24 mesi dalla stipula, con proroga fino a 6 mesi. Si aggiunge il tutoraggio, 5.000 euro fino a 250.000 euro di spese ammissibili e 10.000 euro oltre, in regime de minimis.

Sopra i 36 mesi di vita cambia la norma, e cade metà del software

Il Capo III del decreto, riservato alle imprese costituite fra 36 e 60 mesi, alza il massimale di spesa a 3.000.000 euro e restringe l’oggetto. L’articolo 19 ammette solo immobilizzazioni materiali e immateriali, e alla lettera d) parla di “programmi informatici, brevetti, licenze e marchi”: i servizi TIC spariscono dall’elenco, e con loro le consulenze. Il comma 2 aggiunge tre condizioni cumulative, cioè spese ammortizzabili, acquistate da terzi non collegati a condizioni di mercato e iscritte nell’attivo di bilancio per almeno tre anni.

Manutenzione, canoni e assistenza qui non passano. Un contratto di sviluppo va impostato come acquisizione di un bene immateriale capitalizzabile, con la titolarità che passa al committente, altrimenti la spesa resta fuori anche se il lavoro è identico a quello che nel Capo II sarebbe ammesso per intero.

Smart&Start è cambiato il 13 luglio 2026? Sì, ma non è ancora in vigore

Il decreto ministeriale del 13 luglio 2026 riscrive Smart&Start Italia ed è stato pubblicato sul sito del MIMIT il 2 settembre 2026. Il suo articolo 2 comma 2 stabilisce che “le disposizioni di cui al presente decreto si applicano a decorrere dalla data di pubblicazione della circolare” attuativa. Al 13 settembre 2026 quella circolare non risulta adottata, e l’avviso del decreto risulta ancora in corso di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Chi presenta domanda questa settimana viene istruito con la circolare 439196 del 16 dicembre 2019.

Qui la SERP sbaglia in modo sistematico, e vale la pena capire perché. La scheda della misura sul sito del MIMIT è già stata aggiornata con i contenuti del nuovo decreto: platea estesa alle medie imprese, tutoraggio da 10.000 euro per le imprese costituite da non più di 36 mesi, nuovo requisito di regolarità con gli obblighi assicurativi contro le calamità naturali. Sono tutte cose scritte in un atto pubblicato, e nessuna di esse produce effetti oggi. Sul tutoraggio, per dire, la regola vigente resta quella del punto 9.4 della circolare del 2019, che lo riserva alle imprese costituite da non più di 12 mesi.

Le condizioni che valgono adesso sono queste:

  • Piano d’impresa fra 100.000 e 1.500.000 euro di spese ammissibili, capitale circolante incluso (punto 8.5), da realizzare entro 24 mesi dalla stipula con una sola proroga fino a 6 mesi, pagando tramite conto corrente vincolato o conti dedicati intestati all’impresa (punto 10.3).
  • Finanziamento senza interessi pari all’80% delle spese ammissibili, elevato al 90% se alla data della domanda la compagine è interamente composta da donne oppure da under 35, o include un dottore di ricerca che ha conseguito il titolo da non più di sei anni e lavora stabilmente all’estero in ricerca o didattica da almeno un triennio. Durata fino a 10 anni, rimborso semestrale, nessuna garanzia richiesta.
  • Il 30% non restituito esiste solo per le start-up con sede in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. Per un’impresa marchigiana Smart&Start è un prestito a tasso zero, non una sovvenzione, e conviene saperlo prima di costruirci sopra un piano finanziario.
  • Conversione in fondo perduto in caso di investimenti nel capitale di rischio, secondo la scheda MIMIT fino al 50% delle somme apportate da investitori esterni e comunque non oltre il 50% delle agevolazioni concesse.

Sul software il punto 10.1 lettera c) è esplicito quanto quello di ON, e cita “le spese per la progettazione, lo sviluppo, la personalizzazione e il collaudo di soluzioni architetturali informatiche e di impianti tecnologici produttivi, le consulenze specialistiche tecnologiche nonché relativi interventi correttivi e adeguativi”. L’intero ciclo di una fornitura software, nominato per esteso.

Il tetto che morde davvero sta al punto 10.7 lettera b): “le spese relative ai servizi di marketing e/o web marketing non possono eccedere il 20% (venti percento) dell’importo totale ammesso del piano d’impresa”. In un progetto che mette insieme piattaforma e lancio commerciale conviene tenere separate le fatture di sviluppo da quelle di campagne, SEO e contenuti promozionali, perché una fattura unica rischia di trascinare tutto dentro quel 20%.

Cosa resta a chi non ha soci under 35, socie donne o una start-up iscritta alla sezione speciale

Il microcredito dell’articolo 111 del Testo unico bancario, fino a 75.000 euro e fino a 100.000 per le società a responsabilità limitata, con durata fino a 120 mesi. È credito bancario permanente, non un bando con uno sportello che apre e chiude: ci si rivolge a una banca o a un operatore iscritto all’elenco vigilato da Banca d’Italia, e la disciplina applicabile è quella del D.M. MEF 176/2014 come modificato dal D.M. 211/2023, in vigore dal 12 gennaio 2024.

Accedono i lavoratori autonomi e le imprese individuali con al massimo 5 dipendenti, e le società di persone, le s.r.l., le s.r.l.s. e le cooperative con al massimo 10 dipendenti non soci, compreso chi sta avviando l’attività. Il finanziamento copre beni e servizi strumentali, retribuzioni, formazione, ricostituzione del circolante e liquidità, con l’esclusione della ristrutturazione del debito: un contratto di sviluppo software o la realizzazione di un ecommerce rientrano nei beni e servizi strumentali senza bisogno di forzature. La garanzia del Fondo PMI copre l’80% fino a 50.000 euro di finanziamento e al massimo il 60% oltre quella soglia, a costo zero per il beneficiario, con divieto di garanzie reali e obbligo per l’erogatore di prestare almeno due servizi ausiliari di assistenza e monitoraggio. Tutto in regime de minimis, dentro il massimale di 300.000 euro su tre esercizi finanziari.

Il Fondo di Garanzia PMI serve anche fuori dal microcredito, su un normale finanziamento bancario, con le modalità di funzionamento del 2025 prorogate a tutto il 2026 dall’articolo 14 comma 1 del D.L. 200/2025: 80% di copertura sui finanziamenti a fronte di investimento contro il 50% su quelli di liquidità. La differenza vale trenta punti e si gioca sulla documentazione, perché un progetto software capitalizzabile sostenuto da preventivo e piano di investimento si qualifica come investimento. Al Fondo non si presenta domanda direttamente: la richiede la banca contestualmente al finanziamento, oppure un confidi.

Un software custom può valere come requisito di innovatività?

Sì, e apre una porta che poi non tiene aperta. L’articolo 25 comma 2 lettera h) numero 3 del D.L. 179/2012 riconosce il requisito a chi sia “titolare dei diritti relativi ad un programma per elaboratore originario registrato presso il Registro pubblico speciale per i programmi per elaboratore”. Commissionare un software, acquisirne la titolarità e registrarlo è quindi una via di iscrizione alla sezione speciale alternativa al 15% di spese in ricerca e sviluppo e al brevetto, e da lì si arriva a Smart&Start e alla garanzia gratuita del Fondo PMI.

L’asimmetria che quasi nessuno racconta sta nella circolare MIMIT prot. 72022 del 30 luglio 2025: per restare nella sezione speciale oltre il terzo anno serve uno dei requisiti del comma 2-bis, e lì la titolarità di un programma per elaboratore registrato non basta, perché la lettera e) chiede un brevetto di cui si sia titolari. Il software apre la porta e non la tiene aperta per sempre, ed è una cosa da dire al cliente mentre si imposta il piano, non al terzo bilancio.

La stessa circolare chiude un’altra strada. Dal 18 dicembre 2024 la L. 193/2024 chiede che l’impresa rientri nella definizione europea di PMI e non svolga attività prevalente di agenzia o consulenza, e la circolare identifica come consulenza preclusiva i codici ATECO 70.2 e 74.99.1-74.99.4. Una società che sviluppa software proprio, codice 62.01, resta ammissibile; una che di fatto vende ore di consulenza no. La materia resta in movimento: la L. 34/2026, in vigore dal 7 aprile 2026, delega il Governo a un testo unico di riordino.

Cosa queste misure non pagano

  • Le spese sostenute prima dell’invio telematico della domanda. Lo dicono l’articolo 15 comma 2 del decreto ON e il punto 10.8 della circolare Smart&Start. È la causa di esclusione più frequente e la più banale.
  • L’IVA, in tutte e due le misure.
  • I contratti chiavi in mano in Smart&Start (punto 10.4). Il progetto va scomposto in voci distinte e verificabili.
  • I titoli di spesa di importo imponibile inferiore a 500 euro, sempre in Smart&Start, sempre al punto 10.4.
  • In ON Capo III, cioè sopra i 36 mesi di vita: manutenzione, canoni, assistenza e tutto ciò che non è capitalizzabile.
  • Le fatture verso parti correlate. Smart&Start e l’articolo 19 comma 2 lettera c) del decreto ON richiedono l’acquisto da terzi indipendenti a condizioni di mercato.
  • La consulenza specialistica oltre il 5% in ON, e il marketing e web marketing oltre il 20% in Smart&Start.
  • Hosting, housing e canoni cloud non stanno fra le spese di investimento di Smart&Start: stanno nel capitale circolante del punto 10.9, che ha il suo tetto del 20%.
  • La ristrutturazione del debito nel microcredito.

Da qui discende una regola di preventivo. In un progetto con una componente in abbonamento la parte ricorrente vive in una casella diversa da quella dello sviluppo, con un tetto suo, e va prezzata e fatturata separatamente fin dall’inizio.

Gli errori che fanno perdere il contributo

1. Firmare e farsi fatturare prima di presentare la domanda. Vale per ON e per Smart&Start allo stesso modo. È l’errore che brucia l’intera agevolazione e nasce sempre dalla fretta di partire.

2. Chiamare consulenza quello che è sviluppo. In ON, fra la lettera c) e la lettera e) corrono nessun tetto e il 5% dell’investimento ammissibile.

3. Vendere il progetto come pacchetto chiavi in mano. In Smart&Start le spese effettuate in tutto o in parte con questa formula non sono ammissibili. Un preventivo con moduli, deliverable e collaudi distinti passa; lo stesso lavoro venduto come pacchetto unico no.

4. Leggere la scheda MIMIT di Smart&Start come se fosse la norma vigente. Finché la circolare attuativa non esce valgono le regole del 2019, e un piano costruito sulle novità del decreto viene istruito con criteri diversi da quelli su cui è stato scritto.

5. Presentare a ON come ditta individuale. La forma societaria è un requisito di ammissibilità, non un dettaglio superabile con una dichiarazione.

6. Dare per scontato il fondo perduto. Uno sportello a esaurimento si svuota senza preavviso, e ON lo ha appena dimostrato da un giorno all’altro.

7. Presentarsi con le vecchie credenziali. Le piattaforme Invitalia sono state migrate il 3 novembre 2025 per Smart&Start e l’11 dicembre 2025 per ON: chi aveva un’utenza deve registrarsi di nuovo, con SPID, CNS o CIE, firma digitale e PEC. Scoprirlo il giorno dell’invio costa tempo che in uno sportello cronologico ha un prezzo.

Obsidian Technologies prepara il preventivo con le voci di sviluppo separate da quelle di marketing e di canone, la descrizione tecnica nella forma che la rendicontazione richiede, e dice in anticipo sotto quale lettera del decreto cade ciascuna riga: sono le informazioni che servono per capire se il progetto rientra, e chiederle non impegna a niente.

FAQ

Posso finanziare un gestionale su misura con ON - Oltre Nuove imprese a tasso zero?

Sì. L’articolo 15 comma 1 lettera c) del decreto interministeriale del 4 dicembre 2020 ammette i programmi informatici e i servizi per le tecnologie dell’informazione e della comunicazione, con menzione esplicita di intelligenza artificiale, blockchain e internet of things, e non pone nessun tetto percentuale su quella voce. Per le imprese costituite da non più di 36 mesi il programma di spesa può arrivare a 1.500.000 euro.

ON dà ancora contributi a fondo perduto?

No. Con avviso del 30 giugno 2026 Invitalia ha comunicato l’esaurimento delle risorse destinate al fondo perduto: dal 1° luglio 2026 le agevolazioni sono concesse nella sola forma di finanziamento agevolato a tasso zero, come prevede l’articolo 6 comma 5 del decreto in caso di esaurimento. Prima di quella data il fondo perduto valeva il 20% delle sole spese di macchinari, programmi informatici e brevetti per le imprese fino a 36 mesi, e il 15% delle immobilizzazioni per quelle fra 36 e 60 mesi.

Quali regole si applicano oggi a Smart&Start Italia?

Quelle della circolare 439196 del 16 dicembre 2019. Il D.M. 13 luglio 2026, pubblicato sul sito MIMIT il 2 settembre 2026, dispone all’articolo 2 comma 2 che le nuove disposizioni si applicano dalla data di pubblicazione della circolare attuativa, che al 13 settembre 2026 non risulta adottata.

Chi apre come ditta individuale cosa può chiedere?

ON è escluso, perché richiede la forma societaria, e Smart&Start richiede l’iscrizione nella sezione speciale delle start-up innovative, che una ditta individuale non può ottenere. Restano il microcredito con garanzia del Fondo PMI, fino a 75.000 euro, e il canale dell’Autoimpiego per chi rientra nei requisiti anagrafici e occupazionali.

Quanto vale il 30% a fondo perduto di Smart&Start nelle Marche?

Zero. La restituzione parziale al 70%, con il 30% che resta come contributo, riguarda solo le start-up con sede in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. Fuori da quelle otto regioni Smart&Start è un prestito a tasso zero al 100%, salvo la conversione legata agli investimenti nel capitale di rischio.

Il Fondo Impresa Femminile è ancora attivo?

No, per le nuove domande. Lo sportello unico si è chiuso fra maggio e giugno 2022 per esaurimento delle risorse e al 13 settembre 2026 non risultano comunicazioni ufficiali su una riapertura. Le richieste di erogazione dei beneficiari già ammessi si presentano dal 30 dicembre 2025 solo dalla nuova piattaforma online.

Posso sommare due di queste misure sullo stesso progetto?

Entro i limiti di intensità della disciplina europea sugli aiuti di Stato: ON lo dice agli articoli 17 e 21, Smart&Start opera in esenzione ai sensi dell’articolo 22 del regolamento GBER. Il vincolo riguarda le stesse spese, quindi su due voci diverse dello stesso progetto il cumulo non crea problemi, sulla stessa fattura quasi sempre sì.

Quale porta bussare per prima, secondo cosa state aprendo

Tre profili coprono quasi tutti i casi reali, e il criterio di scelta è la forma giuridica prima ancora del progetto.

Società con più di metà dei soci e delle quote in capo a under 35 o a donne, costituita da meno di 36 mesi. ON è la porta giusta: nessun tetto sulla voce TIC, fino al 90% della spesa e fino a 1.500.000 euro di programma, tutto in forma di prestito a tasso zero da luglio 2026.

Impresa iscritta nella sezione speciale delle start-up innovative con un piano sopra i 100.000 euro. Smart&Start, istruita con le regole del 2019, attenzione al tetto del 20% su marketing e web marketing e al divieto di contratti chiavi in mano.

Ditta individuale, libero professionista o società piccola con un progetto sotto i 75.000 euro. Microcredito con garanzia gratuita del Fondo PMI, documentando la spesa come investimento per prendere l’80% di copertura invece del 50%.

Se il progetto è un ecommerce, un’app o un gestionale su misura e serve capire in quale lettera del decreto finisce ciascuna riga del preventivo prima di muovere qualsiasi carta, scriveteci: è una conversazione di mezz’ora e serve a decidere, non a impegnarsi.

Per completare la mappa: l’Autoimpiego Centro-Nord e Resto al Sud 2.0 copre chi ha fra i 18 e i 35 anni ed è senza lavoro, con voucher a fondo perduto vero; il Voucher Doppia Transizione 2026 e la Nuova Sabatini riguardano le imprese già attive. La pagina agenti AI descrive il tipo di lavoro che la lettera c) dell’articolo 15 nomina per esteso.

Fonti: il decreto interministeriale 4 dicembre 2020 su ON, l’avviso Invitalia del 30 giugno 2026 sull’esaurimento del fondo perduto, la circolare 16 dicembre 2019 n. 439196 su Smart&Start, la pagina MIMIT del D.M. 13 luglio 2026 e la sezione microcredito del Fondo di Garanzia PMI. Informazioni verificate sui testi normativi e sulle pagine degli enti al 13 settembre 2026: sono misure a sportello, le risorse possono esaurirsi senza preavviso e la circolare attuativa di Smart&Start può uscire in qualsiasi momento, quindi lo stato va ricontrollato su Invitalia e MIMIT prima di impegnare spese.

Tag: nuove-imprese-tasso-zerosmart-start-italiafinanza-agevolatainvitaliastartupmicrocredito
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